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di Kuliscioff per the Front Page

Futuro e Libertà parte male. Luca Barbareschi nel ruolo di ideologo – converrete – è credibile come una marionetta guest star in una puntata speciale dei Simpsons.

Che Barbareschi avesse un cuore politico, e che quel cuore battesse a destra, lo si apprese anni orsono quando nel corso di una trasmissione televisiva, Ignazio La Russa, nel respingere la consolidata convinzione che la cultura fosse di sinistra, ebbe a citare proprio il noto attore/produttore/compagno della Lante della Rovere come esempio di vitalità dell’intellighentsia anennina secondorepubblicana.

Avrebbe potuto dire Buttafuoco (Pietrangelo), Veneziani (Marcello), Accame (Giaime), Mellone (Angelo). La Russa invece disse Barbareschi e fu solo per miracolo che lo studio televisivo non si dissolse dalle risa.

Barbareschi – al quale pare si debba la concezione del brand ‘Futuro e Libertà’ – discetta in questi giorni di politica con quella dozzinale inconcludenza cui ci ha reso usi la gente di spettacolo che fa tanto l’impegnata. Avete presente, no? Il rockettaro che tra un brano e l’altro di un concerto estivo scalda l’audience con un sermoncino no global, o l’attrice che scende in piazza in difesa delle sovvenzioni pubbliche ai film in cui muore dalla voglia di recitare, sebbene nessuno abbia la minima voglia di andarlo a vedere.

Ecco, uguale con Barbareschi. Solo che lui lo fa da futurista. Infatti più che sviluppare concetti spara ‘parole in libertà’ (e che Filippo Tommaso non ce ne voglia: l’improbabilissima similitudine serve a chi scrive solo a sottolineare – evidentemente – la distanza. Che è manco a dirlo più che abissale. Irriducibile, invero).

Ora, il problema non è certo Barbareschi, semmai chi non lo ha ancora ammonito sull’opportunità di consegnare al silenzio la vacuità del suo dire. Perché la politica non è cabaret. Per carità, non si ha certo difficoltà a credere nella sostanziale buona fede dell’auto-proclamatosi ideologo di Futuro e Liberà. Come d’altra parte in buona fede devono essere pure Granata e Bocchino – l’uno a far la maschera dell’anti-mafiologia militante, il secondo pavlovianamente votato a sparare sul berlusconismo e cecchinare i suoi accoliti (ma com’è allora che ci ha fatto un partito insieme?).

Ebbene, qualcuno, nella compagine di Futuro e Libertà, dovrà prima o poi pur rammentare a costoro che le buone intenzioni conducono più sovente di quanto non si vorrebbe all’approdo sbagliato. Qualcuno dovrebbe pur spiegare ai futur-libertari che libero sfogatoio in libero gruppo parlamentare non corrisponde esattamente alla strategia più efficace per conquistare fiducia e rispetto dei pidiellini delusi.

Quel qualcuno dovrebbe essere Gianfranco Fini. Il quale invece è l’unico che per il momento tace. Sarà che non ha idea di cosa esattamente dire? Su quali siano gli obiettivi di Futuro e Libertà, quali le posizioni del gruppo rispetto, ad esempio, politica economica e federalismo.

Sui giornali non si fa che scrivere – con preoccupazione – che con la formazione di Fini e l’accordo parlamentare con Udc, Api ed Mpa stia nascendo una lobby assistenzial-meridionalista. È così? Come la vede Fini su quelle questioni dirimenti- dalla Fiat di Marchionne all’imprenditorialismo regionale praticato dal governatore siciliano – rispetto alle quali i suoi hanno ormai la possibilità di incidere, con la libertà di azione e pensiero così a lungo rivendicata e finalmente conquistata?

Pare che la scelta di Fini di tacere, per il momento, nasca dalla volontà di non alimentare oltre i dubbi sollevati dalla stampa in merito alla gestione ‘amichevole’ del patrimonio aennino. E però – e che il Presidente Fini se ne faccia una ragione – i dubbi che serpeggiano anche tra i non berlusconiani del Pdl – vedi alla voce ‘liberali’ – meritano di essere fugati, con nettezza e quanto prima. Perché il dubbio che i finiani non abbiamo una linea (una strategia, una visione, una netta agenda di priorità) e che quella non-linea non vada affatto nella direzione liberale, ebbene quei dubbi si fanno sempre più insistenti. E i segnali giustizial-qualunquisti che in questi giorni provengono dall’armée finiana non fanno che dare loro razionalissimo fondamento.

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