Fumare fa un sacco male: fa venire il cancro, le rughe, i denti neri, l’alito pestilenziale, il fiato corto, le unghie gialle, i capelli opachi e fa puzzare i vestiti. Non c’è alcun motivo per cominciare né alcuno per continuare. Infatti c’è un sacco di gente che, semplicemente, non comincia o che, più o meno semplicemente, smette. Gente adulta che, tra il piacere (di aspirare fumo) ed il dovere (di non auto-rovinarsi la salute) predilige il secondo. C’è anche chi al coté ‘piacere’ dà invece un valore diverso, superiore: e quindi non smette, né ambisce a farlo.
Liberi gli uni, liberi gli altri. Sebbene gli uni – i mai o non più fumatori – abbiano una vita assai più facile da ché proibizionismo anti-fumo è venuto sì globalmente e profondamente affermandosi. La vita pubblica di quei sempre meno numerosi gaudenti – i fumatori – si è fatta un sacco complicata, ai limiti dell’incompatibilità. Complicazioni che, infatti, hanno via via finito con lo scoraggiare molti, spingendoli alla scelta estrema: smettere. Che poi – far passare la voglia – è appunto l’obiettivo delle politiche proizioniste, no? Bene, allora: il proibizionismo funziona. Funziona? Beh, insomma.
Quelli che hanno smesso con la stessa leggerezza con cui hanno cominciato sono tendenzialmente i ‘fumatori sociali’. A questi, di fumare, non è mai fregato un granché. Più che un vizio o un piacere, per costoro, il fumo è una specie di dovere, sociale appunto. O meglio, è un ‘dovere’ solo in determinate circostanze: quando stanno insieme a dei fumatori veri ed il non fumare risulta loro come un’esclusione dalla socializzazione del rito, dalla condivisione comunitaria. Se invece che con dei fumatori stessero con degli sportivi, farebbero gli sportivi pure loro, come farebbero gli impegnati con gli impegnati, i leggeri con i leggeri, e così via.
Ecco, in presenza di fumatori veri, l’ex fumatore sociale si auto-legittima a credersi fumatore pure lui, ovvero un non-più fumatore in astinenza. In tal modo crea un link – emotivo – col fumatore vero. ’Sai, ho appena smesso, ma non è che me lo fai fare un tiro?‘ Capitato anche a voi, no?
Ecco, il fatto è che il fumatore vero difficilmente ci casca. Il fumatore vero, l’astinenza vera, la conosce bene. E sa che quella dell’ex fumatore sociale non è né astinzenza né voglia di fumo, ma solo e irrimediabilmnente voglia di piacere. Al fumatore vero questo modo di fare non piace per niente. Non piace il finto fumatore che non compie una scelta – definitiva – e non se ne assume la responsabilità. Non piace quello che vuole la botte piena (niente danni) e la moglia ubriaca (la socializzazione del piacere) perché lui, il fumatore vero, ha scelto, cioé rinunciato: lui fuma, non smette e accetta di ammalarsi, imbruttirsi, impoverirsi, divenire oggetto di riprovazione sociale. E accetta tutto questo perché a lui fumare fa più bene che male.
Al fumatore vero, sentirsi mendicare la sigaretta da un non-più-fumatore finto (uno cioé che non è mai stato fumatore prima e che non è non-fumatore adesso) sta sostanzialmente sulle palle. Perchè il fumatore vero non tollera che il suo piacere vizioso posso essere condiviso da qualcuno che a quel costosissimo piacere da sì scarso e negoziabile valore. Non lo tollera non per ragioni personali ma, se vogliamo pedagogiche: perché mai il non-fumatore/fumatore occasionale dovrebbe essere socialmente premiato per il fatto di essere – sostanzialmente – uno incapace di assumersi la responsabilità di una scelta? Fumare fa male – certo – ma non fumare può fare (socialmente) anche peggio.
un mondo di non fumatori, oggi, farebbe davvero molto male “socialmente” … delle sigarette il più non va in fumo, va in tasse (il 75% del loro prezzo se ricordo bene) … se i non fumatori (di solito veri scassa maroni che, seduti al tavolino di un bar vista traffico, a bere un aperitivo respiarando benzene, vorrebbero che il vicino non fumasse, neppure all’aperto, per i “danni da fumo passivo”) ci riflettessero credo diventerebbero improvvisamente tutti molto tolleranti … spariti i fumatori i Soldi lo stato dovrebbe prenderli altrove
!
Pingback: Post di oggi 26 September 2011 | Rassegnata stampa, opinioni non richieste di Simone Grossi
Senzacredercitroppo.
Il problema fondamentale che rende incompatibile la vita accanto ad un fumatore è che il fumatore non si rende conto di quanto PUZZA il fumo. Se al tavolo del bar, sia pure in mezzo al benzene, si sentisse odore di merda, saresti contento?
Ecco, l’odore del fumo è altrettando disgustoso, ma i fumatori non lo capiranno mai.
vedo con soddisfazione che il senso del mio commento è stato perfettamente compreso ……..