Archivio per dicembre, 2011

19 dicembre 2011

Potrei essere tua madre

Mi è toccato precisarlo, visto che su twitter non ci si vede, e neanche su Facebook ci si vede, ed anche quando mi si vede, in tv tipo, inganno – per via dei capelli, credo. E poi adesso sembriamo tutte meno, anzi più. L’aspetto cioé è anagraficamente indefinibile, quello di noi contemporanee senza-figli senza-famiglia. Noi così 2.0 da sembrare native – mentre l’email è arrivata che io ero già all’ultimo anno di università, il monitor era nero con cursore verde, il telefonino era un citofono portatile – e costava un botto. Ecco, quella è la mia epoca.

15 dicembre 2011

Democrazia o libertà?

Si può vivere in un regime pienamente democratico, ma non essere liberi. In Italia, ad esempio, fino all’approdo del governo Monti. Governi democraticamente legittimati impegnati fino all’ultimo neurone a limitare la libertà dei sovrani, i loro deleganti. Farlo in maniera legittima, tassando, istituendo nuovi reati, nuove pene, nuove sanzioni amministrative. Imponendo poi, limiti ‘etici’ ai comportamenti individuali. Quella è ‘democrazia’ ma non è libertà.

Si può essere in un regime democraticamente commissariato e vedere invece le proprie libertà ampliarsi. Succede in alcuni dei paesi arabi neo-rivoluzionati, dove all’esercizio del voto non ancora pienamente compiuto corrisponde la soddisfazione di quei bisogni pienamente liberali – dalla libertà di parola a quella di manifestazione – di cui non c’è essere umano che non avverta l’urgenza.

12 dicembre 2011

Le sindacatesse

Se non ora quando lo dico io. Quando Lidia Ravera e quelle stronzette intellettualmente piatte, culturalmente arroganti, esteticamente noiose, socialmente castali, storicamente tramortite come lei la smetteranno di auto-proclamarsi sindacatesse della femminanza – quella alla quale, loro inconsapevoli, è dato appartenere anche a me?  Mi son rotta le palle di sentirmi dire da ste deficienti che non sono libera, solo perché loro, della infinitezza della loro illiberalità, non hanno ricavato che schiavitù. Che anzi sono una quota. Che ho bisogno del protettore di Stato, come una baldracca alle prime armi, e della sorellanza di genere come se il mio genere non si compisse nel genere altro, per alterità e sinergia, ma per comunanza – e con chi, con loro? Quelle idiote che non hanno ritegno a fare una piazzata che manco al bagaglino – tutte femminucce, laureate, emancipate, cornificate, frustrate, antipatiche, respingenti.

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