Mi è toccato precisarlo, visto che su twitter non ci si vede, e neanche su Facebook ci si vede, ed anche quando mi si vede, in tv tipo, inganno – per via dei capelli, credo. E poi adesso sembriamo tutte meno, anzi più. L’aspetto cioé è anagraficamente indefinibile, quello di noi contemporanee senza-figli senza-famiglia. Noi così 2.0 da sembrare native – mentre l’email è arrivata che io ero già all’ultimo anno di università, il monitor era nero con cursore verde, il telefonino era un citofono portatile – e costava un botto. Ecco, quella è la mia epoca.
M’è toccato precisarlo quindi, che potrei essere sua madre. Che potrei esserlo, in realtà, per una buona metà (almeno) di quelli con cui divido una buona metà (almeno) del mia vita professional-relazionale, il mio tempo in fase di veglia cioé. Oddio, visto così non mi pare una gran forma di emancipazione. Okkey, sto nel mio tempo. Okkey, il lavoro domestico non è un mio problema. Okkey, mi entusiasmo per le cose – il mac, l’iphone, matteo renzi, twitter – con la stessa non-meditata prepotenza di quando ero una pischella alla scoperta del mondo. Okkey, mi chiamano ancora alle iniziative generazionali – categoria giovani. Okkey, la generazione che mi succede è meglio di quella a me contigua – gli uomini soprattutto. Epperò, le mie coetanee fanno altro. Il mio ex si è fatto una famiglia. Non ci sto più nei trenta. E non mi secca neppure, averne quaranta. Solo che mi sento in dovere di precisarlo. E che ognuno sia libero di elaborare l’informazione come meglio crede.
E poi è vero, cazzo, le cose vanno proprio come dice cherryon.