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21 luglio 2011

It’s called democracy

Alfonso Papa mi fa schifo. Si mantiene le mignotte, coi soldi estorti ad imprenditori concussi. Concussi, oltretutto, grazie ad informazioni a lui accessibili in quanto ex magistrato poi parlamentare – ruoli ascrivibili, entrambi, alla categoria dello spirito di ‘servitore delle istituzioni’. Mi fa schifo, poi, perché in Parlamento cita la moglie, i figli: patetico. Ci avesse pensato prima, alla moglie e ai figli, quando tradiva l’una e mortificava gli altri. Meschino.
Meschino pure il marito di Melania Rea: falso, ipocrita, pusillanime, analfabeta. E pure scemo. Mi fa abbastanza schifo pure lui, sì.

18 luglio 2011

Press is dead

O, ci toccherà chiamare Sherlock Holmes. Comincia come scandalo politico-mediatico, l’affaire phone-hacking, e ci diventa invece – mah – roba da thriller.
Intanto, le teste cadute: il giornalista ed il tecnico intercettatore messi in galera nella prima – ed ormai remota – tranche dell’inchiesta. Quindi Andy Coulson, già direttore del News of the World ai tempi in cui la proditoria iniziativa del settimanale di Murdoch, viene rivelata nelle sue più inquitenanti ed illegali ramificazioni. Andy si dimette dal giornale, resta disoccupato qualche mese, poi lo chiama David Cameron, ancora leader dei Tory all’opposizione. Coulson gli rifa l’immagine e, certo, contribuisce alla vittoria elettorale. Cameron va a Downing Street, e lo spin doctor lo segue, come responsabile della comunicazione di quello divenuto ormai Primo Ministro. Poi riscoppia il caso e il Primo Ministro, per precauzione, lo rimuove. E fa bene, perché Coulson – e qui siamo alle ultime settimane – finisce in galera, presto seguito da Rebekah Brooks (responsabile editoriale del gruppo Murdoch nel Regno Unito). Rotolano oggi anche le teste del Capo e del Vice della Metropolitan Police: c’era mezza Scotland Yard corrotta dagli intercettatori di Murdoch, possibile che non se ne fossero accorti?

22 febbraio 2011

Frattini lascia sola la libia. L’Europa lascia solo Frattini

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

“L’Unione Europea non deve interferire nei processi in corso in tutta la regione libica ma deve limitarsi ad incoraggiarli. Occorre difendere la sovranità e l’integrità territoriale della Libia. L’Europa non deve esportare la democrazia: noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire, questo è il nostro modello europeo, prendetelo. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership.”
Così il Ministro Franco Frattini, a margine del vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea, dedicato – va da sé – all’emergenza libica. Il nostro titolare degli Esteri ha dunque confermato quelli che ieri Carmelo Palma paventava solo come timori, eventualità da scongiurare – pena la credibilità e la stessa conformità del nostro profilo nazionale alla cornice diplomatica euro-atlantica.

13 gennaio 2011

Manager, ma quanto costi al taxpayer?

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Fa specie vedere una banca salvata con i soldi del taxpayer riconoscere al suo boss un bonus milionario. Succede in Gran Bretagna.
Bob Diamond è chief executive della Barclays da appena qualche giorno. Promosso al top job per il rimarchevole lavoro compiuto negli ultimi 14 anni alla guida di Barclays Capital, il ramo investment della banca.  Quel lavoro che due annetti orsono ha portato il sistema finanziario britannico, di cui la banca che lo stipendia è parte, alla morte cerebrale, ed il governo, accorso al suo capezzale, a compiere il miracolo del ritorno in vita. Pagano i sudditi, signor bancheire. Si serva pure. Ed il banchiere non si tira certo indietro.

20 dicembre 2010

Un voto alternativo

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

L’Alternative Vote, il sistema elettorale australiano di cui Angelo Panebianco, nel suo editoriale domenicale, ha messo in evidenza le virtù è lo stesso sistema che i Libdem, i ‘terzo-polisti’ d’Oltremanica, amerebbero introdurre in Gran Bretagna. Non dello stesso avviso i Tory, che dei Libdem sono alleati di governo, ma che di cambiare il maggioritario secco che lì chiamano First Pass the Post, non hanno alcun ragionevole motivo. Il fatto è che l’attuale sistema produce sì stabilità e alternanza, ma condanna le forze politiche minoritarie alla marginalità. E se questo non è mai stato un problema devastante per la democrazia britannica, solidamente bipartitica, un motivo di riflessione, più che un problema, ha cominciato a divenirlo in occasione dell’ultima tornata elettorale quando, come noto, si è verificata la sorprendente affermazione politica (più che numerica) dei Libdem, che ha costretto a rispolverare un oggetto istituzionale raro e anomalo del parlamentarismo britannico: l’Hung Parliament. Il parlamento del Regno oggi è ‘appeso’ ai voti ed alla solidità della coalizione, e non più solo di un partito. Per ora comunque pare funzionare.

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