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18 aprile 2012

Shock drammatico

Lo shock drammatico che il Governo Monti si è posto l’obiettivo di evitare, io invece speravo che avvenisse. Le conseguenze non sarebbero state più catastrofiche delle iniziative salvifiche che invece stiamo subendo. Saremmo semplicemente stati costretti ad affrontare ora – invece di dilazionarlo nel tempo – il nostro conclamato fallimento: economico, politico, democratico.

L’oppressione fiscale cui anche il governo Monti non ha inteso risparmiarci è quantitativamente irrazionale: inibisce la voglia e la possibilità di fare impresa, investire, creare lavoro. Ed è ingiusta, perché non altrimenti finalizzata se non alla salvezza del sistema. Del sistema corrotto, improduttivo, de-pauperizzante che ha mostrato in questi due ultimi decenni (ma, in fondo, anche prima) di non aver altra prospettiva se non tener in piedi sé stesso.

9 novembre 2011

Domani è un altro giorno. Ma non è the day after

Allora, siamo da lunedì in attesa della fine – che non arriva – e del day after – che non c’è. Siamo sulle montagne russe dello spread, i nostri soldi si volatilizzano. E intanto l’Udc diventa TT (Trending Topic) e #passalludc un hashtag dei più fortunati, martedì, non solo su Twitter. E poi Monti, lui: lo fanno senatore a vita, addirittura. E certo: oggi #Monti è arrivato al top dei TT. Lo volevano tutti premier: e più di tutti quelli che poi, quando Monti sarà al governo, gli manifesteranno contro, al liberista tecnocrate.

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12 gennaio 2011

Si fa presto a dire opposizione

di Kuliscioff per theFrontPage

All’opposizione ci si sta se non si approva la linea della maggioranza. E se non si approva quella linea è perché se ne ha in mente una alternativa. L’opposizione politica si fa offrendo di un provvedimento, un’iniziativa, una scelta politica del governo, un quadro ragionato delle sue negatività, per opporvi una soluzione altra. L’opposizione funziona se quest’altra soluzione è argomentata bene, presentata meglio, se è capace di orientare l’agenda – anche dei media – e disorientare il governo.

11 gennaio 2011

Finiani di (s)Ventura

di Kuliscioff per theFrontPage

Se la prendono con la Ventura perché dice a Fini quello che evidentemente a Fini non piace sentirsi dire: che ha sbagliato tutto – tattica, opportunità, uomini. Che ha suicidato Fli prima ancora di levarla alla luce. Che è sull’orlo del baratro, insomma – lui ed il suo corrosivo progetto. Doveva essere la nouvelle droite – laica, riformatrice, avanguardista. Open, come la Society popperiana, della quale il partito avrebbe dovuto essere, nella sua articolazione ed organizzazione interna, la declinazione testimoniale.

27 dicembre 2010

Quelli che i tagli lineari no e il cosa tagliare si vedrà

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Politica significa scegliere: dove tagliare, dove investire. Se non si hanno in mente le priorità, le strategie, le prospettive si finisce con il fare un po’ come Tremonti, tagliare un tanto al chilo. A tutti, indistintamente. Chediolobenedica il tributarista valtellinese, ché tagliare indiscriminatamente è sempre meglio che non tagliare affatto.

Ora, uno può ragionevolmente obiettare, come ha fatto Pierferdinando Casini nell’ultimo Porta a Porta pre-natalizio, che la spesa in istruzione o in sicurezza non può esser messa sullo stesso piano di altre (tipo? Boh!), e che se tagliare è necessario, doveroso è distinguere. Le province, ad esempio: non servono, costano. Tagliarle oltretutto non significa eliminarne le funzioni, semmai re-distribuirle. C’è il personale, certo, e quello non può essere eliminato. Può tuttavia essere re-impiegato. Il risparmio non sarà immediato ma sarà costante e progressivo. Dunque, tagliarle è bene ma non risolutivo. Ebbene, dove intervenire, allora?

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