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14 febbraio 2011

Il doppio passo indietro e la Terza Repubblica

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

La Costituente di Fli si è conclusa da un paio d’ore. Fini ha appena consegnato la suggestione propositiva, doppiamente propositiva: il federalismo istituzionale e il doppio passo indietro. Condivido con i lettori le mie personali considerazioni, a caldo.

10 febbraio 2011

Emmott: Fli scelga di liberare l’Italia

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

In esclusiva per Libertiamo.it, alla vigilia del congresso di Futuro e Libertà a Milano, dall’11 al 13 febbraio, un’intervista a Bill Emmott, autore di “Forza, Italia: Come ripartire dopo Berlusconi” in cui l’ex direttore di Economist parla dell’Italia, delle sue potenzialità, delle riforme necessarie ed offre un consiglio a Futuro e Libertà: ‘che sappia costruire un’agenda positiva’.

Bunga bunga, recessione economica, debito: di cosa dovremmo preoccuparci di più noi italiani?
Quello di cui dovrebbero più preoccuparsi gli italiani è il fatto che non ci sia abbastanza politica (quello che c’è è ‘rumore politico’, in realtà), che non ci sia un vero governo, né un reale interesse dei politici a formarne uno. Il lento declino economico, l’alta disoccupazione giovanile, l’altissimo debito pubblico – che potrebbe un giorno diventare davvero oneroso – il sostanziale aumento della corruzione nella politica e nella società: niente di tutto questo viene seriamente affrontato dal sistema politico.

Lei ha appena pubblicato Forza, Italia – un libro ottimista, che guarda alle esperienze imprenditoriali e creative più innovative del nostro paese. Crede che queste realtà positive siano in grado di trasformare l’ormai logoro sistema produttivo italiano, in uno che guarda al futuro?
Credo che con un’agenda di liberazione, di rimozione degli ostacoli e delle barriere all’impresa, all’occupazione, all’istruzione ed all’innovazione, la vera forza dell’Italia potrebbe tornare a risplendere. L’Italia ha un potenziale enorme. Ma è come represso, bloccato, trattenuto.

Crede che cambiare (e migliorare) l’Italia, qualora possibile, sia più nelle possibilità della politica, dell’impresa, della creatività o di cos’altro?
Il cambiamento è possibile se la pressione dal basso – del pubblico, dei giovani, dei governi locali, delle imprese, delle associazioni – saprà costringere i politici a modificare la propria impostazione mentale, e ad affrontare con la dovuta serietà i temi davvero importanti, proponendo e quindi implementando un programma liberalizzante.

Se dovesse dare un consiglio a Futuro e Libertà, rispetto all’agenda politica – priorità, temi… – cosa suggerirebbe?
Il primo consiglio è lanciare sempre messaggi positivi, piuttosto che negativi. È facile trovare nelle persone e nelle cose elementi che si prestano ad essere criticati. Ma quello di cui c’è bisogno è invece un accordo su un’agenda positiva. Credo che quell’agenda dovrebbe avere come priorità le normative sul mercato del lavoro (poiché la disoccupazione giovanile e le crescenti diseguaglianze nei diritti dei lavoratori sono problemi cruciali), un nuovo sistema di welfare per i disoccupati (per rendere possibile un mercato del lavoro autenticamente flessibile), la liberalizzazione e la competizione nei servizi e nelle merci (la creazione di un vero “mercato unico” italiano), la riforma della giustizia e del sistema universitario (per orientare il focus sugli studenti ed i risultati, e non sugli interessi dei professori).

Mr Emmott, ma lei crede che l’Italia possa davvero mai diventare, un giorno, un “paese normale”?
Spero di no! Spero che l’Italia possa continuare sempre ad essere speciale. Ma deve esserlo solo nelle cose buone, quelle della ‘Buona Italia’, e non nelle cose cattive, quelle della ‘Mala Italia’.

14 dicembre 2010

Finiamola

di Mafarka per theFrontPage

Un minuto dopo la sconfitta Filippo Rossi, direttore del webmagazine Farefuturo, scriveva su Facebook “il berlusconismo è finito e chi non l’ha capito è finito con lui.”
E questo spiega perché, ad esser finito prima ancora di nascere, sia proprio il finismo e con lui quel non-progetto politico chiamato Fli che pure, malgrado Fini, un suo potenziale lo aveva. Il centrodestra laico liberale riformatore che Berlusconi non ha mai costruito avrebbe potuto farlo lui. Restando al governo, restando nella maggioranza ma dettando la linea rupturiste (come stava già avvenendo, ad esempio, con il negoziato Alfano-Bongiorno sulla giustizia).

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2 dicembre 2010

Caro Fini, non contro-riformare le professioni

di Kuliscioff per theFrontPage

I liberali di Fli sono sulle spine. Quell’aberrazione anti-futurista e pro-corporativa che è la controriforma delle professioni promossa dal Pdl è passata al Senato, e grazie ai voti di Futuro e Libertà. Non c’è una sola ragione, seppure remota, per ritenere utile questo provvedimento scritto e diretto dalla lobby forense, produced by quei virtuosi di cultura liberale che sono i sedenti sugli scranni parlamentari.

22 novembre 2010

Sfiducia costruttiva

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

È l’istituto costituzionale che vieta al Parlamento di sfiduciare un governo in carica se incapace di dare contestualmente la fiducia ad un nuovo esecutivo. Funziona così in Germania, Belgio, Spagna. Non in Italia, dove il Parlamento ha la facoltà di scomporre una maggioranza, ma non l’obbligo di ricomporne una alternativa. Non ne ha l‘obbligo costituzionale. Può tuttavia averne l’imperativo politico.

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