Post contrassegnati da tag ‘libertà’

15 dicembre 2011

Democrazia o libertà?

Si può vivere in un regime pienamente democratico, ma non essere liberi. In Italia, ad esempio, fino all’approdo del governo Monti. Governi democraticamente legittimati impegnati fino all’ultimo neurone a limitare la libertà dei sovrani, i loro deleganti. Farlo in maniera legittima, tassando, istituendo nuovi reati, nuove pene, nuove sanzioni amministrative. Imponendo poi, limiti ‘etici’ ai comportamenti individuali. Quella è ‘democrazia’ ma non è libertà.

Si può essere in un regime democraticamente commissariato e vedere invece le proprie libertà ampliarsi. Succede in alcuni dei paesi arabi neo-rivoluzionati, dove all’esercizio del voto non ancora pienamente compiuto corrisponde la soddisfazione di quei bisogni pienamente liberali – dalla libertà di parola a quella di manifestazione – di cui non c’è essere umano che non avverta l’urgenza.

20 novembre 2011

La patonza delle libertà

Siamo libere di vestirci come ci pare, farci le tette come ci pare, fare figli con chi ci pare, non fare figli per niente, farne più d’uno e con padri diversi, farli in laboratorio con il seme di sconosciuti. Siamo libere di sposarci, separarci, risposarci, non sposarci per niente, convivere o vivere da sole. Libere di andare con uno più vecchio, con uno più giovane, con uno sposato, con uno magari persino spretato: libere di stare con l’uno, con l’altro e con l’altro ancora anche contemporaneamente, o in lieve differita. Libere di chiedere il numero di telefono ad uno appena conosciuto, di andare a letto con uno appena conosciuto, di tradire uno appena conosciuto con uno conosciuto appena dopo di lui. Libere di fare le troie o le monache. Evviva. L’unica cosa che ci manca è il limite. E senza limiti, ma che è la libertà?

21 luglio 2011

It’s called democracy

Alfonso Papa mi fa schifo. Si mantiene le mignotte, coi soldi estorti ad imprenditori concussi. Concussi, oltretutto, grazie ad informazioni a lui accessibili in quanto ex magistrato poi parlamentare – ruoli ascrivibili, entrambi, alla categoria dello spirito di ‘servitore delle istituzioni’. Mi fa schifo, poi, perché in Parlamento cita la moglie, i figli: patetico. Ci avesse pensato prima, alla moglie e ai figli, quando tradiva l’una e mortificava gli altri. Meschino.
Meschino pure il marito di Melania Rea: falso, ipocrita, pusillanime, analfabeta. E pure scemo. Mi fa abbastanza schifo pure lui, sì.

23 dicembre 2010

Marchionne? Pare il Cav del ’94

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Rompe le regole, le consuetudini. Scende in campo, prende la palla, la tiene e tira in porta. Una porta sprangata dagli stakeholder del vecchio sistema, certo. Eppure piena di buchi.
Il nostro ha a suo modo gioco facile. La traiettoria per segnare è cristallina: scardinare la resistenza sindacal-corporativa e riprogettare il modo di fare intrapresa in Italia. Una figata, no?

29 ottobre 2010

La Stato-dipendenza finanziaria del sapere e la Libertà

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

È un manifesto dal pensiero debole – dice Pierluigi Battista. Nulla dice, nulla evoca. A nessuno parla davvero, questo appello no partisan alla reinassance repubblicana. Non alla politica – la quale è conflitto, non ricomposizione. Non ai cittadini – sebbene la partecipazione di costoro ne sia la finalistica determinazione.
Il manifesto in realtà a qualcuno parla: la categoria degli intellettuali medesimi. E questo ne fa un esercizio di autismo costruttivo di una ‘classe’ che sostanzialmente non esiste più in quanto tale – soppraffatta com’è dall’immaterialità dei nuovi modi e delle nuove agenzie di produzione di senso, e dalla perdita di rilevanza di uno status – il loro – un tempo sì pregiato.

L’intellettuale è un signore bibliograficamente attrezzato ad interpretare il valore politico del sapere. Uno che pensa il fare, e che attraverso quel pensiero influenza la decisione politica. Quella dell’intellettuale quindi è in realtà un’attività altro che contemplativa, è performazione allo stato puro; è una ‘missione concretezza’ perseguita attraverso la persuasione argomentativa e la suggestione ideale. La missione concreta degli ottobrini, ad esempio, è favorire la normalizzazione del discorso politico italiano. Riportare un po’ di sale nella zucca politica. Non è una missione nuova. Libri, giornali, webmagazine ‘carbonari’ – che fanno da anni, se non questo? La novità però stavolta è la lobby, la dimensione ‘corporativa’ dell’iniziativa.

Ed a me questa cosa ha fatto venire in mente la questione dell’Inps e delle pensioni dei giovani di cui ci ha parlato proprio qui Marco Faraci.
Cosa c’entra l’Inps? – chiederete voi. Mah! Associazione furiosa di idee liberali?

E poi mi ha fatto venire in mente anche un’altra cosa, il manifesto di Ottobre. Ciascuna delle attività della mente di cui si nutre l’intellettuale italiano è sostanzialmente retribuita – o sovvenzionata – dallo Stato.
Docenti universitari, produttori di cultura, politici, televisionari hanno questa comune peculiarità: esercitano un’attività economicamente dipendente dal finanziamento pubblico.

Pubblicamente, nel nostro paese, finanziamo l’editoria, le università, le attività culturali, la politica, la Rai. Non finanziamo i blog, i musicisti indipendenti, i creatori di quei (non poi così rari) nuovi prodotti del pensiero – facebook, il mac, i libri di Bruno Vespa…  – che ci hanno permesso in questi lunghi anni di traversata nel deserto verso la modernità secondo-repubblicana di riconciliarci con la nostra dimensione civile.
Le cose finanziate dallo Stato – dalla Rai al cinema made in Italy, dalle Università ai quotidiani – funzionano tendenzialmente male.
Che ci sia una relazione?

Gli interrogativi che gli ottobrini hanno cominciato (e continueranno) ad investigare sono tanti ed ambiziosi. Proponiamo di aggiungerne un altro, quanto pertinente giudicatelo voi.
Quanto è compatibile la stato-dipendenza finanziaria del sapere con la libertà?

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.608 other followers