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10 gennaio 2011

Frattini e il ‘fuori pista’ della diplomazia

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Provetto sciatore, il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, scivola sulle nevi delle relazioni internazionali come fosse in un fuori pista, sulla via cioé più azzardata e adrenalinica, ma anche la meno razionale per raggiungere la meta. Se la destinazione del nostro stare nel mondo è portare più democrazia, perché immaginare di poterci arrivare sostenendo le dittature?

30 dicembre 2010

Guzzanti: Berlusconi? Democratico come Putin

Intervista a Paolo Guzzanti di Simona Bonfante per Libertiamo.it

“Il 14 dicembre, il giorno della fiducia, incontro Berlusconi in aula che mi fa: “lo so perché tu ce l’hai con me, è per Putin. Tu credi che sia un dittatore e invece, credimi, è la persona più dolce del mondo. Anzi, sai cosa c’è, Paolo? La prossima volta che Vladimir verrà in Italia ti invito a cena, così lo incontri personalmente e potrai vedere tu stesso che pasta di uomo sia.”
La risposta di Paolo Guzzanti è: “Si, Silvio, a cena ci vengo ma magari il cibo me lo porto da casa!”

3 dicembre 2010

Gli interessi di B. non sono il nostro interesse

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Non facciamo le verginelle. È chiaro che Berlusconi con Putin ci ha sempre fatto affari. C’era mica bisogno del cablo di Spogli. D’altra parte, perché no? Prendersi una fetta di utili da un accordo di cooperazione internazionale è un modo come un altro per onorare il proprio dovere istituzionale da parte di uno che di mestiere fa la seconda carica dello Stato, dacché il senso dello Stato medesimo si compie massimamente proprio quando chi ne rappresenta l’autorità – il Presidente del Consiglio, nella fattispecie – si immedesima così tanto nel ruolo da far sostanzialmente convergere l’interesse (economico) personale con il presunto e tutto da dimostrare interesse (energetico) nazionale.

13 settembre 2010

Da Mosca ad Atreju: l’anticomunismo neo-tolemaico del Silvio dictator-friendly

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Mancavano poche ore all’11 settembre e nessuno sapeva ancora se il reverendo Jones avrebbe fatto o no il teologico falò. La metafisica iniziativa – mandare al rogo il bestseller più cool del mercato editoriale islamico – fa del pastore-pistolero l’oggetto di un’investigazione planetaria alla X-Files, la cui chiave di volta viene fornita, sullo scorrere dei titoli di coda, dalla figlia della indecifrabile eminenza: è abituato – ammette sconfortata l’erede – a paragonarsi a Mosé.

Poco male, cara. Dall’arca al forno, dall’acqua al fuoco. È l’evoluzione lineare di una predestinazione che fa dell’evangelico paparino una figura tutto sommato in linea con il trend neo-tolemaico delle più longeve leadership carismatico-popolari del mondo noto.

Parliamo di Silvio. Parliamo di Vladimir. Una faza, una raza. Di più: una comune teleologia. Figli entrambi della guerra fredda (Silvio stava dalla parte giusta, Vladimir da quella sbagliata, uno faceva Drive In, l’altro la spia – che fa una certa differenza), ora combattono insieme per la stessa libertà.

Silvio ha incarnato l’avanguardia della modernizzazione craxiana della tv e del Paese (che è stata una cosa seria e niente affatto criminale), Vladimir si è fatto le ossa in quel presidio della sicurezza che era il Kgb (ora si chiama Fsb ma, insomma, praticamente funziona uguale). Eppure ora Silvio e Vlad sono d’accordo su tutto, sono amici per la pelle, si fanno un sacco di compimenti e di carezze mediatiche.

I nostri si sono così ritrovati a Yaroslav, qualche centinaio di chilometri dalla Piazza Rossa moscovita, in occasione del Global Policy Forum dedicato al tema: “The Modern State: Standards of Democracy and Criteria of Efficiency”. Tema su cui, insieme al caroleader nord-coreano, Silvio e Vladimir hanno, se ne converrà, un sacco da insegnare.

Si contano vittime, nella proto-Urss putiniana. Qualche centinaio appena di giornalisti misteriosamente scomparsi, qualche decina (o poco più) di imprenditori-anti-sistema gettati a vita in quel percorso salvifico alla redenzione che sono le patrie galere, uno sparuto numero di dissidenti expat, opportunamente estromessi dal consesso terreno per intercessione di quella onnipotente manina chimica battezzata ‘polonio’.

Ma vuoi mettere i passi avanti compiuti dai tempi degli stermini ceceni! E comunque Putin non è comunista. O meglio non lo è più. Anzi, non lo è mai stato. Come Veltroni, ma anche in modo diverso (sia detto ad onore di Valter). E se anche lo fosse stato, il Libro nero del comunismo non ne parla.

Che Putin fosse un ‘dono di Dio’ – diciamolo – lo sospettavamo da tempo. D’altra parte è longevo più o meno come il Gheddafi-Profeta. Certamente quanto il Berlusconi-combattente della libertà. Siamo a cospetto, praticamente, di una Santissima Trinità ortodosso-islamico-cristiana ovvero dispotico-padronal-dittatoriale.

Ora, se solo rendessimo più flessibili quelle miserrime grigliette analitiche attraverso cui ci incaponiamo a ponderare l’operato dei suddetti, riducendolo all’irriducibile unità di misura dell’umanità – come fossero un Castro qualunque – comprenderemmo che non è la politica la categoria da evocare, ma la metafisica e nel caso dei tre, va da sé, il mandato divino ci sta tutto.

Se solo poi la smettessimo di questuare inezie – l’intolleranza dei tre poli trinitari verso chi, ad esempio, ha l’ardire di opinare sulle rispettive assertive determinazioni –comprenderemmo che in realtà chi opina, cioè noi, è perduto. Se invece di star lì a far di conto – i costosi impegni delle ouverture dictator-friendly berlusconiane, i morti ammazzati dalle squadracce di Putin, i profughi rigettati dalla guida libica nelle mani dei loro aguzzini – prestassimo attenzione agli inusitati spazi di libertà garantiti da regimi geneticamente stabilizzati in virtù di prodigiosa longevità (120 anni è il minimo)?

Se invece di porci interrogativi stupidi del tipo “ma non eravamo atlantici?”; se invece di provare imbarazzo per gli estoni, i georgiani, gli ucraini; se invece di dubitare dell’incombenza del pericolo comunista nel nostro paese; se invece di eccepire sui metodi predisposti – l’evangelizzazione anti-comunista dei collegi elettorali – per battere il conservatorismo sociale e culturale della sinistra …  ecco, se invece di romperci le corna su queste trame da teatrino della politica, assecondassimo l’onda lunga della libertà rivelata che promana dagli Urali a Tripoli via Arcore, ebbene a quest’ora saremmo in pace con noi stessi ed in armonia con la poesia musicale di Apicella.

Non chiederemmo conto delle apparenti incongruenze del governo della libertà – come conciliare ad esempio, la libertà di mercato e l’impiego di soldi pubblici per il ‘salvataggio’ di compagnie decotte come Alitalia, come Tirrenia; come rendere compatibili il garantismo per i potenti e l’ossessione repressiva per gli sfigati (gli immigrati, i tossici…); come asserire la volontà di dare dignità alla persona negandole al contempo la facoltà di determinare la misura della propria coscienza…

Se evitassimo di cercare il pelo della ragione nell’uovo del dogma, ebbene comprenderemmo perché Fini è solo un aspirante piccolo imprenditore in un mercato – la politica – che non ha certo bisogno di concorrenza. E poi, se solo avessimo un po’ più di ottimismo, molto probabilmente anche il Milan sabato scorso avrebbe vinto.

Silvio ce l’ha spiegato con le cattive, l’altro ieri, dalla Russia. E con le buone, ieri, ad Atreju. Deve essere colpa nostra, se non l’abbiamo capito.

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29 aprile 2010

Geopolitica putiniana

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Non ha destato allarme l’incontro semi-formale a Milano tra Berlusconi e Putin, ma gli accordi che rilanciano la cooperazione italo-russa sul fronte energetico sono stati segnalati dalla stampa internazionale come notizia degna di interesse.

L’agenzia moscovita Itar-Tass pubblica un resoconto del contenuto degli accordi sottoscritti dai due governi (protocolli di intesa controfirmati dal Ministro Gelmini e dal Vice ministro russo alla Istruzione e Ricerca Sergei Mazurenko), sottolineando poi la natura operativa della partnership tra Enel ed Inter Rao Ues per la costruzione del reattore termonucleare Ignitor presso la centrale russa di Kaliningrad.

The Voice of Russia interpella in merito Vladimir Averchev, membro del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa, il quale sottolinea come l’Italia sia il primo paese partner del progetto:

“With Italy we have good and rich experience of cooperation in energy sector. But the agreement on the construction of nuclear plant in Russia jointly with an Italian company is not quite usual thing. In fact – spiega Averchev – Russia is experienced enough to act independently. But this kind of cooperation is a new element in our energy cooperation with Italy. We have been working together in oil and gas sector and now the nuclear sector will be added.”

Insomma, tra Italia e Russia c’è una “special relationship”. Tuttavia, precisa l’esperto, la cosa importante della faccenda “non è tanto la relazione personale tra Putin e Berlusconi, quanto la convergenza di interessi e la reciproca comprensione tra i due stati.”

Itar-Tass segue gli sviluppi della vicenda energetico-diplomatica tra Russia e paesi europei, e così martedì 27 lancia la notizia dell’avvenuta cessione da parte di Eni e Gazprom del 10% di South Stream alla francese EDF, che entra così ufficialmente nell’affare. Riportando le dichiarazioni di Putin in occasione della conferenza stampa milanese, si sottolinea come l’operazione di arruolamento dei francesi sia avvenuto in perfetto coordinamento tra le due compagnie italiana e russa.
L’agenzia russa sottolinea inoltre come Putin abbia confermato che, dopo gli accordi siglati lo scorso week-end in Austria, il progetto South Stream abbia ormai piena legittimità legale. I lavori dunque procederanno secondo i tempi previsti per concludersi nella seconda metà del 2015. Ed allora – garantisce il primo ministro – la pipeline “will increase safety of Russian gas supplies to Europe.”

Dell’ingresso di Edf nell’affare italo-russo parla anche il quotidiano economico francese La Tribune, mentre Le Figaro si felicita del fatto che in conferenza stampa Berlusconi abbia citato la Francia come modello da portare ad esempio all’opinione pubblica italiana per convincerla della irrilevanza degli allarmismi suscitati dal nucleare.

Della vicenda si occupa anche il Wall Street Journal, che nella sua edizione online descrive l’ambito del progetto nucleare italo-russo, inquadrandolo all’interno del più ampio spazio delle relazioni economiche già aviate dai due paesi nel settore energetico. Si ricorda cioé come, oltre al reattore sperimentale di Kaliningrad, Italia e Russia stiano cooperando anche alla costruzione di South Stream, la pipeline che porterà energia dal Mar Nero all’Europa (Austria e Italia), coinvolgendo una serie di paesi (Turchia, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia) ma non l’Ukraina.

Si sottolinea quindi come bypassare l’Ukraina voglia dire molto, essendo il paese una specie di simbolica linea di confine geopolitica tra lo spazio euro-atlantico e quello euro-asiatico. Come noto, tuttavia, la pipeline alternativa sponsorizzata da Ue ed Usa , Nabucco, che avrebbe dovuto fare di Kiev il nodo strategico per gli equilibri geopolitici della regione, è naufragata nel mare tempestoso delle difficoltà politiche oltre che economiche lasciando così ampi margini alla soluzione rivale, South Stream, ormai sulla dirittura d’arrivo, come ha precisato lo stesso Primo Ministro Putin alla conferenza stampa di Villa Gernetto.

Proprio in Ukraina, oltretutto, nei giorni degli accordi italo-russi è successo qualcosa di non trascurabile valenza simbolica. In cambio di un prezzo di favore sul gas fornito da Gazprom, Kiev ha accordato a Mosca il diritto di prolungare di ulteriori trent’anni la permanenza della sua flotta nel porto ukraino di Sebastopoli. L’accordo, reso possibile grazie all’arrivo al potere del filo-moscovita neo presidente Viktor Yanukovych, ha sollevato scompiglio in Ukraina e, da lì, nel mondo atlantico.

Il Times di Londra si è interrogato sulla vicenda, mettendola in relazione al contemporaneo successo della diplomazia economica putiniana nel cuore dell’Europa – gli accordi con Francia e Italia ed il coinvolgimento sempre più interessato delle rispettive compagnie energetiche. La conclusione che il quotidiano britannico ricava è che “il Cremino sta colmando il vuoto lasciato in Europa dagli Stati Uniti.” E che questo sia un cattivo presagio, l’autore dell’articolo non lo dice ma lo lascia intendere.

Di seguito, un’intervista al presidente di Libertiamo, Benedetto Della Vedova, sul tema “Putin maestro di liberalismo”.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

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