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8 febbraio 2011

Salvate il tredicenne dall’elitarismo azionista

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Ma l’avete visto questo tredicenne engagé rubare la scena ai professionisti della indignazione chiamati a raccolta sabato scorso da Libertà e Giustizia?
Eccolo, qui c’è il video. E si commenta da sé.
Questo bambino va salvato. Innanzitutto dai suoi, che lo hanno infarcito di luogo-comunismi come un pollo a Natale e che, così conciato, lo hanno buttato sul podio di quella parata patetica di cui – ci auguriamo per lui – da adulto si pentirà.

22 novembre 2010

Elenco per Saviano

di kuliscioff per the FrontPage

Elenco (parziale) delle domande che Roberto Saviano dovrebbe porre a sé stesso

Perché sono circondato da gente che non mi fa mai una – dico una – critica?
Perché non dico che non sono uno scrittore?
Perché quando racconto “i fatti” non preciso che non sono tutti i fatti, ma una mia libera selezione?
Perché non racconto mai le storie di mafia finite bene – che oltretutto danno l’esempio ed aiutano la causa più della drammaturgia di cose che sono già ampiamente note?
Perché non scoppio a ridere quando Fazio mi si commuove accanto, manco fossi Anna Frank?
Perché non scoppio a ridere e basta?

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19 novembre 2010

Se Fini è responsabile, liberi la Rai dallo Stato

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Esca la politica dalla Rai. Privatizziamo e basta. Privatizziamo ora. Ora più che mai. Ora che la Rai è il palco (e il retropalco) di ego-sinistrismi ed ego-destrismi che saranno pure la nuova Tv ma suonano caricaturali, politicamente sconfortanti.
Il problema non è la governance – non è Masi. È lo Stato. Punto. A meno di credere che una meglio politica faccia anche un meglio servizio pubblico. La Rai era più guardabile nella Prima Repubblica – è vero – ma non era per questo più libera, plurale, finanziariamente responsabile di quanto sia oggi. Era solo questione di dignità professionale – quella di lottizzatori e lottizzati.

17 novembre 2010

Ego-destrici ed ego-sinistrici

di Kuliscioff per the FrontPage

Gli ego-destrici e gli ego-sinistrici si sono presentati lì da Saviano. Un bell’elenco di banalità cadauno. Fini quelle su una destra che non c’è ancora. Bersani su una sinistra che invece non c’è più.

Fini ha l’attenuante della novità – il non altrimenti innovatissimo leader di Futuro e Libertà ci sta provando a fare la destra dei desideri, sebbene certo se quella destra lì non c’è mai stata, ci deve pur essere un buon motivo. Bersani, invece, ha l’aggravante della cecità – la stagione della caccia alla volpe proletaria è finita da un pezzo. E la volpe, accidenti, non è mica finita in gabbia, ma nelle sezioni della Lega. Lui e la sua muta di beagle, però, se ne stanno ancora lì a presidiare il campo. Quale campo? Quello già occupato dai Pisapia, i Vendola…

28 aprile 2010

Endemol in difficoltà delocalizza in Argentina

di Simona Bonfante per The Front Page

“The show must go on for Endemol!” Titola così il Sunday Times, il domenicale di Rupert Murdoch, un’accurata analisi sulla crisi di Endemol, società di produzione di format tv, i cui proprietari – si ricorda nell’articolo – sono: Mediaset, cioè Berlusconi, la Goldman Sachs, cioè la banca d’investimenti dalla reputazione compromessa, e il fondo Cyrte, controllato dal fondatore, l’olandese John De Mol.

I problemi di Endemol sarebbero particolarmente marcati nel Regno Unito dove la prossima estate Channel 4 chiuderà definitivamente la casa del Grande Fratello. Per ragioni editoriali – si dice – il contratto ad Endemol non è stato rinnovato. E quel contratto era una voce – 25 milioni di sterline (la metà dell’intero profitto in Uk) – difficile da rimpiazzare. Alle scelte dei broadcaster d’Oltremanica si unisce poi la stretta impressa dalla crisi al mercato dei format tv: in Uk si punta meno sulle fiction – troppo costose – e più su un core di programmi di sicuro successo, tra i quali i talent à la X Factor.

Taglia di qui e riduci il mercato di là, fatto sta che la Endemol se la passerebbe maluccio: con un debito di 2 milioni di pound e una “fame pazzesca di nuove idee che possano stimolare un mercato moribondo.” Per ora pare che la multinazionale del content tv abbia deciso di tappare la falla, risparmiando, ovvero traslocando le produzioni (anche quelle destinate al mercato anglofono) in Argentina, e non solo per le facilities offerte dall’industria televisiva locale ma soprattutto perché ha capito che concentrare la produzione in un unico centro, invece di splittarla su ciascuno dei broadcaster clienti, permette risparmi fino al 30%. La delocalizzazione argentina, tuttavia, a noi italiani non deve preoccupare: Silvio non lo permetterebbe mai.

Sempre di Silvio si parla, e sempre dei suoi affari. Stavolta è Le Monde che, stuzzicato dall’affaire Saviano, si chiede come il nostro président si sia potuto ficcare in un simile cul de sac; lui, uomo altrimenti così sagace e accorto da “far coincidere i propri interessi politici, in quanto presidente del Consiglio, e i suoi affari, come padrone di un impero di comunicazione.”

Ancora di Silvio, nella fattispecie dei suoi affari giudiziari, si interessa invece il Guardian che – incredulo – informa come David Mills sia riuscito a tirarsi fuori dal processo per corruzione in cui era invischiato per la nota vicenda che coinvolge il nostro premier, ebbene non perché ritenuto innocente bensì per un espediente tecnico. Lo stupore britannico non è la notizia. La notizia è che Tessa Jowell, già ministro della Cultura con Tony Blair e attualmente sottosegretario ai Giochi olimpici di Londra, appresa l’informazione ha replicato alla stampa precisando di “essersi formalmente separata dal marito nel marzo 2006, appena dopo le accuse di corruzione contro Mills.”

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