La Grecia è afflitta in via terminale dal più atavico dei mali mediterranei: la corruzione. L’Italia, beh, fate voi. I guai economico-democratico-sociali dell’una e gli speculari economico-democratico-sociali guai dell’altra derivano da lì. Non c’è un problema – chessò – di fancazzismo nella pubblica amministrazione, tangenti, evasione fiscale, nepotismo, arroganza trans-istituzionale. Il problema è il marciume, incurabile, affondato nelle viscere del sistema da cui le sù menzionate occorrenze derivano. Tant’è che nessuno – né in Grecia né in Italia – quel sistema si immagina anche solo di emendare, nel profondo s’intende. Allora, mi chiedo: ma che senso ha continuare con la farsa delle misure di salvataggio – l’ultima in ordine di buffonata è la minaccia di non erogare ai greci il prestito necessario per pagare gli stipendi della sua indecentemente prolifica Pa – senza fare nulla di eccezionalmente concreto per estirpare il bubbone corruttivo?
Grecia e Italia: una faza (di tolla), una raza (corrotta)
Un mercato chiamato Cina
Credo che del declassamento degli Usa ai mercati freghi davvero poco. Un’agenzia di rating non è un oracolo. Fa valutazioni soggettive, punto. A volte fondate, a volte no. A volte, poi, manco si accorge della voragine che si apre sotto i suoi occhi – è già successo, in fondo, no? Anzi, è stata proprio quella reiterata ‘distrazione’ delle varie Fitch e Standard & Poor’s ad aver creato sto pandemonio economico-finanziario, in cui nessuno si fida più di nessuno, e le regole non si capisce più chi le fa, anche perché, una volta fatte – tardi e male – vengono immediatamente ignorate perché, appunto, fatte troppo tardi e troppo male per poter giovare ad alcunché.
Gli affari della Deutsche Bank
Prodi li definisce egoisti, i tedeschi. Egoisti perché, invece di tenersi in casa le mele bacate vendutegli dai vicini, spendere una fortuna in deodoranti per coprirne a cospetto degli ospiti il fetore, e ritrovarsi all’ora di pranzo con il paniere gravido di roba non commestibile, ebbene loro delle mele bacate decidono di privarsi prima che i bachi gli invadano la credenza.
Frattini lascia sola la libia. L’Europa lascia solo Frattini
di Simona Bonfante per Libertiamo.it
“L’Unione Europea non deve interferire nei processi in corso in tutta la regione libica ma deve limitarsi ad incoraggiarli. Occorre difendere la sovranità e l’integrità territoriale della Libia. L’Europa non deve esportare la democrazia: noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire, questo è il nostro modello europeo, prendetelo. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership.”
Così il Ministro Franco Frattini, a margine del vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea, dedicato – va da sé – all’emergenza libica. Il nostro titolare degli Esteri ha dunque confermato quelli che ieri Carmelo Palma paventava solo come timori, eventualità da scongiurare – pena la credibilità e la stessa conformità del nostro profilo nazionale alla cornice diplomatica euro-atlantica.
Psicolabili di tutto il mondo…
Forse è presto per dirlo, ma ho come il sospetto che la categoria antropo-filosofico-politica di questo millennio ideologicamente complesso sia la psicolabilità. Non è la fine della storia. Non è la fine della politica. Semmai una bizzarra evoluzione della sua traiettoria diacronica.
Per carità, la follia al potere, quella è trans-millenaria. Ed infatti non è di Bin Laden che parliamo. Parliamo della psicolabilità assunta a norma, nel senso letterale.
Rendiamo merito a chi merito ha: l’intuizione è dell’amico Leonardo Facco, del Movimento Libertario. Il quale, facendo un rapido excursus sul patrimonio normativo nelle decadi globali, registra l’esistenza di esemplari legislativi dal forte valore indiziario. Riporto alcuni esempi che il nostro ha avuto la squisitezza di rintracciare: in Australia è vietato ai minori acquistare sigarette ma non fumarle; In Francia è illegale baciarsi sui binari; nel Regno Unito vige l’interdizione di appendere i letti fuori dalle finestre ed è poi illegale, per una signora, mangiare cioccolata in pubblico, mentre nella cittadina inglese di Chester se incontri un gallese dopo la mezzanotte è legalissimo sparargli addosso una freccia. Ancora: ad Alberta, in Canada, se vieni rilasciato dalla prigione ti devi dotare di fucile e cavallo per schizzare via dalla città sano veloce e salvo, mentre ad Ottawa è assolutamente vietato mangiare il gelato sulla Bank Street, ma solo di domenica.
L’amico Facco continua la rassegna indiziaria riportandoci in Europa, intesa come sede normativa, ove la psico-vulnerabilità dell’auto-espansivo corpus giuridico è, come noto, già oggetto di copiose investigazioni naturalistico-commerciali (si vedano i casi della lunghezza del cetriolo e della curvatura della banana).
Ma di psicolabilità normativa in psicolabilità normativa, eccoci in Italia, terra in cui la psico-instabilità del legislatore non conosce limiti di abbondanza ed estensione disciplinare, in particolare rispetto alla fase propositiva, ovvero il momentum in cui la legge viene concepita quale frutto di un esercizio intellettuale consumato in solitario o, come più di sovente, in gruppo. La specialità in cui l’Italian Lawmaker è maestro è la creazione degli albi: da quello degli “operatori di comunicazione minorati nella vista” a quello degli “agenti di polizia privata operanti al ministero dell’interno” sino a quello degli “esperti di body-building” proposto, quest’ultimo, dal medesimo laboratorio psico-normativo cui si deve l’ideazione del divieto di fumo in auto.
Orbene, l’amico Facco ascrive i suddetti fenomeni alla categoria “cazzate” – quel costrutto logico-disciplinare in uso presso la comunità scientifica a definire elementi caratterizzati da un marcato deficit di sensatezza. Ed io, pur dal mio scientificamente assai meno rilevante osservatorio, non posso che convenirne.
Tuttavia è curioso – se ne darà atto – che a definire “psicolabili” i personaggi balzati agli orrori della cronaca nelle ultime ore siano da una parte gli estensori di una così estesa insensatezza legalizzata; dall’altra i promulgatori mediatici di quella medesima insensatezza, ovvero coloro che quella insensatezza la normalizzano, accogliendola come “dotata di senso” e trasmettendola dunque all’opinione pubblica come psico-accettabile.
Ecco, è questo che mi induce a sospettare che per aver successo, nella politica degli Anni 00, possa risultare conveniente dar completamente di matto.