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21 luglio 2011

It’s called democracy

Alfonso Papa mi fa schifo. Si mantiene le mignotte, coi soldi estorti ad imprenditori concussi. Concussi, oltretutto, grazie ad informazioni a lui accessibili in quanto ex magistrato poi parlamentare – ruoli ascrivibili, entrambi, alla categoria dello spirito di ‘servitore delle istituzioni’. Mi fa schifo, poi, perché in Parlamento cita la moglie, i figli: patetico. Ci avesse pensato prima, alla moglie e ai figli, quando tradiva l’una e mortificava gli altri. Meschino.
Meschino pure il marito di Melania Rea: falso, ipocrita, pusillanime, analfabeta. E pure scemo. Mi fa abbastanza schifo pure lui, sì.

17 novembre 2010

Ego-destrici ed ego-sinistrici

di Kuliscioff per the FrontPage

Gli ego-destrici e gli ego-sinistrici si sono presentati lì da Saviano. Un bell’elenco di banalità cadauno. Fini quelle su una destra che non c’è ancora. Bersani su una sinistra che invece non c’è più.

Fini ha l’attenuante della novità – il non altrimenti innovatissimo leader di Futuro e Libertà ci sta provando a fare la destra dei desideri, sebbene certo se quella destra lì non c’è mai stata, ci deve pur essere un buon motivo. Bersani, invece, ha l’aggravante della cecità – la stagione della caccia alla volpe proletaria è finita da un pezzo. E la volpe, accidenti, non è mica finita in gabbia, ma nelle sezioni della Lega. Lui e la sua muta di beagle, però, se ne stanno ancora lì a presidiare il campo. Quale campo? Quello già occupato dai Pisapia, i Vendola…

25 agosto 2010

Il liberismo ha i giorni contati

di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Il liberismo ha i giorni contati è uno dei brani politicamente più ispirati dei Baustelle. Più che una profezia, un compendio lirico di anti-mercatismo – “È difficile resistere al mercato, amore mio” – e decadentismo rivoluzionario – “ma ormai la fine, va da sé, è ine-vita-bile”.

Del liberismo, i Baustelle vedono “la fine in metropolitana, nella puttana che gli si siede accanto, nel tizio stanco nella sua borsa di Dior…”. In un altro brano, Colombo,  la indi-band toscana se la prende con la “logica spietata del profitto che sa cosa ci fa”, a noi “figli dell’impero culturale occidentale”. Il messaggio però stavolta è positivo: “meno male che qualcosa, che qualcuno” per tutto ciò ci punirà.

Ecco, mi ci gioco due terzi delle mie invero parche entrate stagionali: per me quel qualcuno è Nichi Vendola.
Nichi, il ‘non-leader’ coerentemente auto-candidatosi alla leadership del centro-sinistra, ha avuto un colloquio con Haaretz, il quotidiano israeliano in lingua inglese ragionevolmente definibile liberal. Dopo aver chiarito che lui-non-è-l’Obama-bianco – «È un paragone esagerato, molto elogiativo, ma troppo grande per le mie piccole spalle» – Nichi illumina l’interlocutore con la sua poetica che ad un lettore superficiale potrebbe apparire – toh – proprio obamiana: «Contro l’ideologia della destra, che sventola sempre il demonio della paura in tutto il mondo, la sinistra non deve dire ‘noi possiamo cacciare meglio questo demonio’. All’industria della paura deve contrapporre – udite udite – l’industria della speranza (hope, in gergo barackiano, ndr), costruire l’immagine di una società solidale e ospitale: è ciò che ho fatto in Puglia – precisa».

Nuova intervista, questa volta al Sole24Ore. «Il racconto che io immagino – esordisce il nostro – rompe le porte blindate dell’economicismo».
Partenza gagliarda, decomplessata. Anche stavolta il messia del Tavoliere non cede alla paraculaggine, ed al giornalista del quotidiano confindustriale impone uno sprint da centometrista dopato nelle empiree sfere del cristiano-comunismo di governo: «Il dibattito dell’economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell’etica della responsabilità che per me significa confrontarsi con l’inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo».

Obamianamente audace anche il Nichi-pensiero internazionale: tabula rasa della politica berlusconiana, soprattutto rispetto al «caldo atteggiamento» tenuto dal governo italiano verso lo Stato ebraico.  Cambiamento – change – profetizza Vendola che appunto non ci tiene affatto ad emulare il presidente nero.

Non pago di cotanto ardimento, il nostro prosegue: «Cos’è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro ed ucciso milioni di imprese?»
La ricetta di Vendola è esemplare: alle imprese – spiega – è necessario l’intervento pubblico. E che la si smetta di considerarlo una bestemmia! Due righe più giù, tuttavia, a proposito del pubblico, generoso intervento erogato sino all’altro ieri alla Fiat, il contegno di Nichi cede il passo ad un sofferto quanto fermo disappunto, quello del fidanzato tradito (dopo tutto quello che abbiamo fatto per lei…).

Comunque Vendola, al contrario di molti colleghi, soprattutto nel partito che lo stesso ha in animo di scalare, un’idea precisa sul rilancio del paese ce l’ha: «Io penso – spiega – che per far ripartire l’economia bisogna uscire dall’angolo della superstizione liberista in cui si canta il ‘de profundis’ della spesa pubblica e si considera l’abbattimento del debito come una specie di dio pagano a cui sacrificare i poveri, le famiglie, le partite Iva, il welfare e anche un pezzo di civiltà europea.»

E ri-eccoci ai Baustelle. Parola più parola meno.

P.S.

Il Pd, commemorato il Migliore, si predispone all’evangelizzazione porta-a-porta delle anime democratiche che non sanno ancora di esserlo. Il battitore libero Veltroni, da parte sua, indirizza una missiva al paese pensando chissà che magari stavolta il paese lo ascolti.

Berlusconi, detronizzato – ma ignaro di esserlo – dai più fedeli degli amici, padani come lui, sfodera nuove e smaglianti squadre della libertà, visto che di crociate elettorali, in Italia, non se ne fanno mai abbastanza.
Casini, lanciato per la trentesima volta il Partito della Nazione, senza tuttavia aver ancora ammainato la bandiera dell’Udc, piroetta leggiadro tra i costrutti lessicali più arditi che la politologia abbia mai partorito compiacendosi, evidentemente, della inesauribile creatività che ne guida il trentennale peregrinare trans-repubblicano.

Veniamo all’indefesso Bocchino. Lui, il capogruppo di Fli, quest’estate ha rinunciato alle ferie da esternazione. Del resto, si comprende, doveva marcare il Cav. e i teorici del trattamento Boffo nelle telenovelas monegasche e romane. Ma stare così su piazza non è forse stata una buona idea. Il riposo gli avrebbe giovato (lo vogliamo in forma per quando i probiviri del partito dell’amore lo espelleranno per deviazionismo), e ci avrebbe risparmiato scenari architettonico-coalizionali immaginifici, dispensatici con posologia da mass destruction – tre volte al dì, dopo i pasti principali.

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23 agosto 2010

Evangelizzazione piddina

di Kuliscioff per the Front Page

Venerdì scorso, il giorno del rilancio in orbita dello shuttle Silvio, il Pd, che per tutta l’estate ha cercato qualcosa di sensato da dire senza invero trovarne alcuna, dilaniato dall’indifferenza riservata alle sempre acute esternazioni del gotha bersaniano, proprio quel giorno, con tutti i media italiani e stranieri asserragliati all’uscio di Palazzo Grazioli, imbrocca improvvisamente una sortita che, nelle intenzioni del goliardico ideatore,riuscirà a detonare l’effetto-bomba (nel senso stupefacente del termine) e sparigliare il gioco (sommamente mediatizzato) dell’asso-piglia-tutto dell’agenda politica nazionale. Ovviamente non ci riesce, poerello. Riesce anzi a far persino casino.

Nella nota rilanciata dalle agenzie si legge, parola più parola meno, che il Pd si prepara ad un’inedita campagna porta a porta. Porta a porta? Ommioddio, vorranno mica sequestrare Bruno Vespa e magari costringerlo on air ad una maratona h24 con – tipo – Bindi-Letta-Franceschini-Serracchiani-Veltroni-Civati-Bersani-Marini-Scalfarotto in loop (bindi-letta-franceschini-serracchiani-veltroni-civati-bersani-marini-scalfarotto- bindi-letta-franceschini-serracchiani-veltroni-civati-bersani-marini-scalfarotto…) da qui alle elezioni?

Tranquilli. Non è così. L’equivoco è indotto dalla sincopatica professionalità del titolista. Ma chi è quel genio che ha rilasciato alle agenzie la nota dinamitarda? Non avrebbe dovuto sapere che per l’italica gens Porta a porta è un programma tv?
Ma tant’é. Il contenuto della nota, ovvero le intenzioni vere del Pd, sono dal punto di vista dell’efficacia comunicativa persino peggio dell’equivocata eventualità. Questi – i piddini – vogliono andare davvero ‘porta-a-porta’ a sfracassare i maroni della gente che, oltretutto, con tutti i malintenzionati (e scocciatori) che ci sono in giro…
Tant’è che ad insistere nella pratica social-evangelizzante sono rimasti ormai solo quelli di ‘Lotta comunista’ ed i mai paghi testimoni di Geova.
I quali, almeno, qualcosa da dire ce l’hanno. Ed a loro modo, fosse solo per la determinata convinzione con cui imbastiscono la conversazione, suscitano pure simpatia. Ma il Pd…
Certo, le vie dei democratici sono infinite. E vuoi che un volumetto fitto fitto di paroloni difficili – i cunei, le aliquote… – con cui far bella figura presso l’italioto residente non si riesca a redigerlo pure stavolta? Ecco. Che lo facciano pure. Ma per il bene di tutti (e la loro stessa incolumità) che abbiano l’accortezza di limitarsi a depositarne delle copie in portineria.

22 luglio 2010

Nichi figlio di Dio (cioé fratello di Silvio)

di Kuliscioff per the Front Page

Nichi, figlio di Dio, mandato tra noi a mondare l’Italia. Epurare il paese dall’osceno del villaggio. Vaporizzare – come nell’Oceania di 1984 – l’esistito berlusconiano e il non esistente piddino.

Il Pd non c’è più. Non c’è mai stato. L’arcangelo Silvio? Non c’è più neanche lui. Non era l’inferno, lui. Semmai l’infermo. Sta al San Raffaele, infatti, con quel sant’uomo di Don Verzé. Non deve espiare. Deve solo capire. Per lui, la Ghedini vs.Travaglio-terapia. “Capisci, Silvio, dove ci hai portato?”

Nichi ha vinto le primarie. Nichi ha vinto le elezioni. Nichi regna e sarà per sempre.

E le acque che si aprono al suo passaggio. E le masse di precari continuativamente salariate. E le partite Iva che fanno cooperazione. E le macchine che vanno a vapore. E i Suv trasformati in mini-bus a trazione umana. E D’Alema che lavora alla catena della nuova Panda. E le Tv che si accendono da sole, la sera, per l’elegia quotidiana dell’anti-leader. E il cielo che è sempre più bluuuuuuu.

E i capannoni industriali della penisola a.n. (avanti nichi) divenuti nell’era d.n. (dopo nichi) fabbriche di bellezza. E aiuole ogni tre metri. E acqua calda gratis. E i giovani, tanti giovani, anarchicamente belli. E i vecchi – pochi vecchi – anarchicamente saggi. E i neri – tanti neri – anarchicamente ricchi. L’estetica è etica, cioè négligé.

Italia al G8. Tre giorni in piazza con Nichi – arcobaleni e sonorità. Italy for a no global world.

Nichi negli Usa. Una zappata all’orto bio di Michelle e poi da Barack a discutere di pace, bellezza e amore. L’accordo: Fabbriche di Nichi in Afghanistan. Missione: esportazione della creatività. Volontari in partenza da Ciampino. Italy will save you, brothers.

Nichi in Islanda. Missione: risvegliare il vulcano che ha bloccato i cieli del mondo. Operai di Nichi in pellegrinaggio al cratere. Italy for a plenty-of-ash world.

Nichi alla Ue. Con lui il consigliere economico, Giulio ‘crociato’ Tremonti. Finanza brutta, mercato sciacallo. Italy for a Pil-free world.

Nichi a San Pietro, cioè a casa sua. Officia messa. Bersani serve. Diretta su Radioradicale. Amen.

Nichi a Rimini, al Meeting delle Fabbriche. Roberto Formigoni, leader della minoranza eretica (o era erotica?), governa il chiosco delle mozzarelle. Al dispensatore di diritti – il bancomat dell’era d.n. – Susanna Camusso, o chi per lei. Al certificatore di legalità – l’anagrafe dell’era d.n. – Fabio Granata, o chi per lui.

Pierfredi Casini allo stand dei Lego: vende modellini della grande casa dell’armonia. Cristiani uniti. Ciccio Rutelli non ci sta, ma tanto ormai al centro (e a sinistra e a destra) c’è solo lui, Nichi.

Nichi e il popolo redento. E gli ultimi che sono primi. E i primi che sono tanti, di più. Sono tutti.

Tutti tranne brutti, machos, tette rifatte, pillole erettili, Nathan Falcos, velone, produttori di statuette del Duomo di Milano, bevitori di Coca Cola, mangiatori di mango, indossatori di mutande D&G, portatori di riporti, esegeti di individualità, facinorosi esaltatori di quelle peculiarità che fanno la differenza. Per tutti costoro, nell’era d.n. c’è la rieducazione.

Pentitevi, e Nichi-grande fratello-Vendola – in diretta web – vi salverà.

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